UN RIPOSTIGLIO FATTO AD ARTE (Museo dirt(y)/ddr design) di Cosimo Angeleri mostra on-line a cura di Giuseppe Casetti

1) sopra la libreria (origine toscano-settecentesca, dei nonni materni) ENFANCE: ECRITURE

La casa su misura di Cosimo Angeleri

Cosimo Angeleri, è un poeta prestato all’arte visiva. La sua casa è un ambiente svelato come parte integrante della sua poetica, che diventa nel tempo il suo riflesso contribuendo a creare uno spazio libero in linea con il suo essere. “ Il fulcro dell’idea abitativa. Qualcosa di caldo, estremo, che oltre a essere bello/ brutto, a seconda di chi lo inferisce, poeta o persona comune, metta a proprio agio”.(Cosimo Angeleri) Continue reading UN RIPOSTIGLIO FATTO AD ARTE (Museo dirt(y)/ddr design) di Cosimo Angeleri mostra on-line a cura di Giuseppe Casetti

FEDERICO FERRERO – Un secolo di foto di famiglia

 

Con Federico Ferrero – Un secolo di foto di famiglia, la galleria-libreria il museo del louvre di Roma inizia la pubblicazione di una serie di mostre visibili esclusivamente nella sezione mostre on-line del proprio sito (www.ilmuseodellouvre.com), che narrano la vita quotidiana dell’Italia del ‘900 attraverso gli album fotografici di famiglia.  

                                    IL MITICO ZIO FEDERICO

Federico Ferrero ( 1896 – 1967), nato più di un secolo fa, dalla nonna Gina e dal Barone Augusto Ferrero era già diventato mitico in famiglia prima che arrivassimo noi nipoti. Bisogna sapere che lo zio Federico all’età di pochi mesi, a causa di una di quelle febbri perniciose che all’epoca non avevano ancora un nome, era diventato completamente sordo. Malgrado questo, era riuscito a imparare a parlare, in italiano naturalmente, e poi addirittura in tedesco e inglese. Poi aveva imparato ad andare in bicicletta: capaci tutti i bambini, si dirà. Certo, ma non quando sei sordo e proprio per questo ti manca l’equilibrio; infatti era sempre Continue reading FEDERICO FERRERO – Un secolo di foto di famiglia

Gisela Simic, il Punk nella Jugoslavia di Tito

 

Il 26 novembre 1976 esce il primo singolo dei Sex Pistols di Johnny Rotten, con Steve Jones alla chitarra, Paul Cook alla batteria e Glen Matlock al basso, Anarchy in the U.K., un vero e proprio inno di ribellione e di disincanto nei confronti delle regole costituite. Un singolo pieno di rabbia ed energia che apre le porte alla nascita del movimento Punk. Per celebrare i 40 anni di vita del movimento Punk il museo del louvre di Roma pubblica la mostra fotografica online:

Gisela Simic, Il Punk nella Jugoslavia di Tito.


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NEW YORK – AROUND MIDNIGHT

“I remember you well in the Chelsea Hotel ” : photos of those who were talking so brave and so sweet ……

NEW YORK – AROUND THE MIDNIGHT

Essere stati a NY city. Sì, bisogna esserci stati. Ma in un preciso momento, quando era la porta di una dimensione impercettibile, tra terra e cielo. Quando l’arte, come uno fluido vivo, sciolto, presente ovunque e in nessun luogo, scelse Manhattan per precipitare come un meteorite illuminando una dimora con un indirizzo dove tutti ne potessero onorare il culto e incontrarne gli araldi: Chelsea Hotel 23rd Street NY, NY. Tutti conoscono lo spazio dove si incrociavano le coordinate del pensiero creativo verso un punto di convergenza totale, nel quale persone straordinarie, eccessive, maledette e elette si incontravano per attingere alla fonte di una nuova ispirazione.

Leonard Cohen ha immortalato questo posto con la sua canzone: “I remember you well in the Chelsea Hotel, you were talking so brave and so sweet…” parlando di una sua breve storia di sesso con la compianta Janis Joplin, avvenuta proprio nelle stanze di un luogo noto, presso cui tutti si sarebbero registrati prima o poi. Henry Miller, insediatosi nell’albergo dopo la separazione con Marilyn, vi scrisse “The Chelsea affect”. Insieme a lui, altri illustri ospiti furono Charles Bukowsky, Patti Smith, Sid Vicious, Bob Dylan.

Arthur C. Clarke partorì qua “2001: Odissea nello spazio”. E, ancora, ci furono Edie Sedgwick della Factory, Nico, Viva che era una delle muse di Andy Warhol, Candy Darling… Nel ’53, Dylan Thomas stava per lasciarci le penne per essere entrato in coma al suo diciottesimo straight whisky, dichiarando di avere battuto il record personale. Vivere, creare e morire: tutto al Chelsea Hotel.

Anch’io ho avuto la fortuna di varcare fisicamente la porta del Chelsea Hotel. Era il 1974. Potrei battezzarlo come l’anno dell’ingresso iniziatico nel mondo della libertà senza limiti, dell’eccentrico, dell’euforia, del piacere, di una percezione sensoriale svincolata da schemi precostituiti…. e, perché nasconderlo (?), anche della droga. Slanley Bard, manager dell’hotel, disse una volta: “Chi passa di qua ha un temperamento emotivo che si discosta dalla gente normale. Al Chelsea abbiamo capito questo.” E capii che per me non era così diverso.

Il Chelsea Hotel col suo stile gotico-vittoriano incarnava la quintessenza newyorkese nel mondo. Tutti gli artisti vivevano e creavano sotto uno stesso tetto. Una sorta di comunità artistica. E io mi divertivo a passare di camera in camera a frequentare e fotografare questa gente, tra famosi e meno famosi, rampanti e falliti. Quell’”ultimo paradiso” – “Last Paradise” avrebbero detto i frequentatori – era la mia base fissa ogni volta che andavo a New York.

Amavo perdermi nella città insonne, cercando di catturare la vita nel più profondo dell’animo umano, immortalando ascesa e caduta dalla grazia di tutti quegli abitanti dei sogni. Fotografavo soprattutto di notte, perché era allora che angeli e demoni uscivano allo scoperto per mostrarsi ai miei occhi. Li fissavo così sulla pellicola per far vedere al mondo cosa stesse accadendo nel nucleo ribollente di Sex, Drug and Rock’n’roll. Realizzai un memorabile servizio fotografico per Vogue. Incontrai soggetti particolari: i fratellini Dupont costantemente sotto l’effetto del Popper, una droga di quel tempo; Ted Bowery e sua moglie, leader delle Block Faces, Merrillee e Rachel che erano – ricordo – due disegnatrici di gioielli simili a sculture, conosciuti al pubblico con il brand Mercura; Dion, stilista e designer di corsetti; Shizo, ex componente della band di Nina Hagen che imperversava nei club più underground della città sempre accompagnata dal produttore e ‘schiavo’ Umberto. Un milieu del fermento artistico. Alcuni personaggi vissero nelle stanze dell’hotel per anni: una trentina d’anni ad esempio Alpheus Cole, allievo di Benjamin Constant (quando lo incontrai era un centododicenne – mica poco, cavoli!) o Virgil Thomas, che compose il Lord Byron. Altri vi rimasero una decina d’anni, come Alan Cohen, musicista conosciuto sotto il nome di Aloid. scrittore e produttore di space music. Tutti erano per i miei occhi, e ora per i vostri occhi, testimoni di un mondo irripetibile e ineguagliabile per sfrontata provocazione e cazzuta creatività come non ne vedrete mai più in certi personaggi che – ahimè – non tornano.

Gerald Bruneau

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