| Da Fregoli a Beuys Dal genio proteiforme alla performance A cura di
Giuseppe Casetti e Giorgio Maffei Contributo di
Luca Lo Pinto Testi e
interventi di Vito Acconci, Giovanni Anselmo, Sandro Chia, Giosetta Fioroni,
Ugo La Pietra, Uliano Lucas, Alessandro Mendini, Mimma Pisani, Ulrike
Rosenbach, Carolee Schneemann, Petr Stembera, Il museo del Louvre di Roma presenta un nuovo appuntamento connesso al ciclo di
mostre sulla fotografia contemporanea ben conosciute dal pubblico romano.La
mostra è ideata e curata da Giuseppe Casetti e da Giorgio Maffei con la
collaborazione di Luca Lo Pinto.La
performance, l’azione, l’happening, la body art, l’action poetry, per loro
natura, sono atti artistici effimeri destinati a durare il breve momento del
loro rituale svolgimento. Questa mostra cerca di fermare il tempo e prova a
raccontare la sequenza delle azioni attraverso immagini fotografiche capaci di
dare corpo e durata all’evento performativo.Le
fotografie trattengono le memorie, conservano le tracce e contemporaneamente
trascrivono con un mezzo diverso le immagini, le parole e i significati di una
modalità di far arte che ha inciso profondamente sullo sviluppo della storia
del secondo Novecento.Attraverso un
allestimento di inconsueta durezza e rigore, si provoca e sollecita il
visitatore ad oltrepassare una certa abitudine nel guardare in favore di una
partecipazione più attiva, suggerendo un comportamento di condivisione rispetto
ai contenuti dei materiali in mostra.In mostra sono raccolte
opere degli anni Sessanta e Settanta insieme a fotografie storiche necessarie
ad alludere alle prime azioni performative delle avanguardie e degli artisti
che, già sul finire degli anni Cinquanta, volgono il loro lavoro verso il
superamento della forma oggettuale dell’artefatto. Duchamp,
Man Ray, Dalì e poi Manzoni con Klein e Fontana intraprendono dunque la via che
trova compiutezza nell’ambiente Concettuale, Poverista e Fluxus del decennio
successivo. Le teorizzazioni di Allan Kaprow, il gesto della Abramovic, Ulay,
Stelarc e Gina Pane, la violenza espressiva di Nitsch, Schwarzkogler, Rainer,
Brus e Muehl, la disciplina del corpo in Acconci, Graham e Oppenheim, il
trasformismo di Ontani e Lüthi, il rigore intellettuale dell’azione di Agnetti
e De Dominicis, il comportamento teatrale di Pascali, Ben, Kounellis e
Calzolari, l’impegno sociale di Beuys, Mauri, Wilke, l’uso del proprio volto
come materia espressiva in Boetti, Pistoletto, Penone e Zorio. Fino al
superamento dei limiti disciplinari con la nuova musica di Cage, Chiari e La
Monte Young, della danza con la Monk e Trisha Brown, del progetto di Archizoom,
Mendini e Dalisi, o della poesia con Lora Totino, Spatola e Isou.Le 120 stampe fotografiche in mostra sono
state selezionate, oltre che per l’importanza dell’artista e del fotografo che
ha fermato l’immagine dell’evento, anche per la qualità della stampa d’epoca e
per la cura del dettaglio tecnico.I fotografi
rappresentati, a cui va spesso il merito di una totale condivisione creativa,
sono i protagonisti della scena degli anni sessanta e settanta. Tra i tanti sono almeno
da ricordare Françoise Masson, Buby Durini, George Maciunas, Giorgio Colombo,
Elisabetta Catalano, Uliano Lucas, Claudio Abate, Enrico Cattaneo, Mimmo
Capone, Fabrizio Garghetti, Antonio Masotti, Ugo La Pietra, ecc. Un catalogo
appositamente redatto racconta con pienezza illustrativa le opere in mostra, ma
tenta un dialogo diretto con gli artisti e i fotografi che di quella storia
sono stati protagonisti. I curatori hanno sollecitato ricordi e testimonianze
per riattualizzare e talvolta riscrivere una esperienza ampiamente storicizzata.
Sono raccolte quindi le reazioni, complesse o distratte, dei protagonisti,
pubblicate nel loro nudo aspetto comunicativo. Il tentativo
di impedire la sclerosi di un evento del passato ha poi spinto i curatori verso
la ricerca delle conseguenze contemporanee di quell’esperienza, invitando Luca
Lo Pinto ha tracciare un abbozzo di storia della performance di oggi.
Esperienze che ancora si rinnovano alla continua ricerca di una via originale
verso uno sviluppo futuro.La mostra, per
la sua vocazione di apertura verso una dimensione internazionale, ha trovato
immediato riscontro in una prossima tappa nel prossimo settembre alla Galleria
Jaqueline Martins di Sao Paulo in Brasile. Una cultura particolarmente attenta
alle esperienze del corpo esibito e delle azioni performative.
dal 24 aprile 2013 al 21 giugnoRoma, via della Reginella 25-28 ore 11.00-13.00 - 15.30-19.00
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