Manifesti della propaganda elettorale per le politiche del 7 giugno 1953.

Foto di Gianni Termorshuizen

Le fotografie della mostra on-line sono in vendita.

(per le notizie relative a Gianni Termorshuizen vedi la mostra on-line:
http://www.ilmuseodellouvre.com/2018/02/07/la-storia-per-immagini-della-vita-di-gianni-termorshuizen-1912-1996/#more-18037).

Le elezioni politiche italiane del 1953 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 7 giugno 1953. I risultati videro la Democrazia Cristiana nuovamente maggioritaria, seppur in forte calo rispetto alle precedenti elezioni, così come pure l’intera area di governo composta da PSDI, PRI e PLI. La coalizione centrista, formatasi per ottenere il premio di maggioranza introdotto dalla nuova legge elettorale, non riuscì infatti a superare il 50% dei voti mancando l’obiettivo di pochi decimi (fermandosi al 49,2% dei consensi). Le elezioni rafforzarono invece la sinistra che, conclusa l’esperienza del Fronte Democratico Popolare, tornò divisa tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, privo però della connotazione di massa che aveva caratterizzato la sua nascita. D’ora in poi, infatti, il PCI sarà l’unico partito in grado di mettere in discussione il primato democristiano. Ebbe un notevole successo, seppur restando nettamente minoritaria, anche l’area della destra composta da monarchici, che con queste elezione ebbero il loro massimo storico, e missini.

Campagna elettorale

La nuova legge elettorale fu uno dei temi più importanti della campagna elettorale. Ribattezzata Legge Truffa dalle opposizioni, essa fu portata come esempio di una pericolosa involuzione democratica, fomentando la paura per una nuova fase autoritaria dopo quella fascista. Anche nella coalizione di governo vi furono dissensi e alcune componenti liberali e socialdemocratiche abbandonarono il centro con il dichiarato intento di non far raggiungere il quorum alla DC e i suoi alleati (PSDI, PLI, PRI).