Paolo Di Paolo il mio Mondo

 

Paolo di Paolo Il mio Mondo

Mostra a cura di Giuseppe Casetti.

Catalogo con testi Di Ermanno Rea, Bruce Weber e Silvia Di Paolo.

Inaugurazione martedì 8 marzo alle ore 18.00 fino a sabato 30 aprile.

Dal lunedì al sabato dalle ore 11.00 alle ore 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Il museo del louvre, via della Reginella 8a Roma tel 06 68807725.

info@ilmuseodellouvre.com   www.ilmuseodellouvre.com

Martedi alle ore 18,30, in occasione dei 50 anni dalla chiusura del settimanale “Il Mondo” di Mario Pannunzio, si inaugura presso lo spazio romano di Giuseppe Casetti ( il museo del louvre ), in Via della Reginella 8a, una mostra dedicata a Paolo Di Paolo.

Paolo di Paolo dal 1954 al 1966 è stato il fotografo più pubblicato su Il Mondo, un settimanale di politica e cultura fondato e diretto da Mario Pannunzio, realizzando interpretazioni fotografiche di avvenimenti legati alla cultura, alla politica e all’arte di quel periodo

Pannunzio, colto e raffinato giornalista nato a Lucca nel 1910, da padre molisano, un avvocato socialista, e da una nobildonna di origini inglesi, giovanissimo aveva collaborato con Leo Longanesi nella redazione di Omnibus, il settimanale che avrebbe rivoluzionato l’editoria italiana e da cui sarebbero derivati tutti i periodici illustrati nazionali. Le innovazioni più rilevanti apportate da Longanesi nella struttura di Omnibus si manifestarono con l’adozione di un formato insolito per un settimanale (tabloid) e rinnovando gli schemi grafici e in particolare l’uso della fotografia, sganciata da un ruolo subalterno rispetto ai testi, dei quali, fino al 1937, aveva avuto una funzione meramente probatoria degli avvenimenti narrati.

Pannunzio aveva nella redazione di Omnibus il ruolo di critico cinematografico e, nella pratica, di caporedattore formandosi quell’esperienza che gli consentirà di affrontare impegni di maggiore responsabilità alla vigilia degli anni quaranta, quando insieme con il coetaneo e conterraneo Arrigo Benedetti fonderà “Oggi”, altra testata non fortunata (durata appena poco più di un anno), ma che fu il laboratorio sperimentale dal quale derivarono l’Europeo (1945) diretto da Benedetti e il Mondo (1949) diretto da Pannunzio.

Entrambi gli allievi di Longanesi svilupparono del loro maestro il gusto e l’eleganza grafica e, soprattutto, l’uso ancor più rilevante assegnato alle immagini fotografiche, definitivamente assunte come strumenti di narrazione autonoma. In sostanza, in una pagina in cui appariva un articolo di Benedetto Croce o di Gaetano Salvemini poteva campeggiare una fotografia che non doveva necessariamente avere riferimento ai testi ai quali era affiancata. Fu la formula che determinò il successo del settimanale di Pannunzio, nel quale i più evoluti fotografi dilettanti italiani, oltre che i professionisti, cominciarono a intravedere una palestra per esprimere ambizioni che fino a quel momento non avevano trovata possibilità di essere valorizzate.

Infatti Gaio Garruba, i fratelli Nicola e Antonio Sansone, Paolo Di Paolo, Enzo Sellerio, Mario Dondero, Pablo Volta, tanto per citarne qualcuno, divennero fotografi grazie all’ambizione di pubblicare su Il Mondo, ma rivendicarono sempre uno spirito dilettantistico che, a loro giudizio, era la molla più efficace per stimolare la loro creatività e per adeguarsi alle esigenze, non contenute, di Pannunzio.

Paolo Di Paolo infatti, sostiene ancora oggi che la difficoltà maggiore per rendere gradita a Pannunzio una fotografia non era unicamente il suo aspetto estetico, ma una serie di elementi che dovevano confluire in quella che, nella visione del crociano direttore de Il Mondo, si identificava nell’unità della forma e del contenuto.

Per tornare a Paolo Di Paolo al quale è dedicato questo ricordo, prima di munirsi di macchina fotografica nel 1953, aveva studiato filosofia, fraterno amico di Lucio Colletti. Mancavano pochissimi esami alla tesi su Kant, relatore il professore Scaravelli della normale di Pisa, quando si innamorò di una Leica III C, esposta nella vetrina di un ottico che aveva sede nello stesso palazzo in cui egli lavorava come capo redattore di una prestigiosa rivista turistica. Quella Leica III C gli fece abbandonare i tomi di Kant e la rivista prestigiosa.

In compenso una volta cessata la pubblicazione de Il Mondo, Di Paolo apprese da un approfondito studio di Massimo Cutrufo che lui risultava, con 573 immagini, il fotografo maggiormente presente sulle pagine del settimanale di Pannunzio, tanto da non fargli rimpiangere di aver appeso la Leica al tradizionale chiodo, proprio all’indomani della chiusura de Il Mondo, l’8 marzo 1966. Quel giorno infatti Di Paolo telegrafò a Pannunzio: “Per me e per alcuni miei colleghi fotografi oggi muore l’ambizione di fare questo mestiere”.

Alla libreria-galleria il museo del louvre dall’8 marzo al 12 aprile sarà possibile visionare una selezione antologica della produzione di Paolo Di Paolo apparsa su Il Mondo.