Monte Verità (Ascona): Miryam Blanc-Maya Lex-Dorothèe Guenther- Leni Riefenstaal. “Frau”

Libreria -galleria il museo del louvre  5 giugno 11 giugno mostra a cura di Giuseppe Casetti. Primo festival romano di fotografia.                                        Una serie di nudi immersi nella natura rappresentattivi di un’èlite al femminile che dal clima “rivoluzionario” di Monte Verità e della scuola libera di danza di Von Laban nel 1913, arriva al Totenmal (1930) di Mary Wigman fino ai Giochi Olimpici di Berlino.

 

Nel diciannovesimo secolo e nei primi anni del ventesimo secolo il Ticino, repubblica e cantone dal 1803, diventò un passaggio verso sud e destinazione privilegiata di un gruppo di solitari anticonvenzionali i quali trovarono nella regione, terreno fertile in cui piantare quei semi dell’utopia.  Il Ticino venne a rappresentare l’antitesi del nord urbanizzato e industrializzato, un santuario per qualsiasi tipo di idealista. Dal 1900 in poi il monte Monescia sopra Ascona diventò un polo di attrazione per chi cercava una vita “alternativa”. Questi riformatori, i quali cercavano una terza via tra il blocco capitalista e quello comunista, finirono col trovare casa nella regione dei laghi del nord Italia. Nel 1899 i fondatori giunsero da ogni dove: Henry Oedenkoven  un olandese originario di Anversa figlio di industriali milionari, la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, Karl Graser (ufficiale dell’armata austriaca) con il fratello Gustavo dalla Transilvania, Lotte Hattermer  da Berlino e altri, uniti da un ideale comune, si insediarono sul “Monte Verità”, come ribattezzarono il monte Monescia. Vestiti con gli indumenti “della riforma” e con i capelli lunghi, lavorarono giardini e campi, costruirono spartane capanne in legno rilassandosi con l’euritmia e bagni di sole integrali, esponendo i loro corpi a luce, aria, sole e acqua. La loro dieta escludeva cibi animali e si basava interamente su piante, verdura e frutta. Adoravano la natura, predicandone la purezza e interpretandola simbolicamente come l’opera d’arte ultima.  La loro organizzazione sociale, basata su un sistema cooperativo e attraverso il quale si impegnavano ad ottenere l’emancipazione della donna, l’autocritica, nuovi modi di coltivare la mente e lo spirito e l’unità di corpo e anima, può essere definita come una comunità cristiano- comunista. Monte Verità fu, insomma, il luogo a cui faceva capo chiunque appartenesse alla numerosa schiera degli “originali”, vegetariani, teosofi, digiunatori, apostoli del pacifismo e profeti di una nuova umanità, l’avanguardia di una “contro-cultura” che già allora, all’alba del secolo , nel pieno trionfo ufficiale dell’industrialismo, avvertiva l’estrema ambiguità della nascente civiltà della tecnica e del pericolo che essa costituiva per l’integrità psicologica dell’uomo. L’anarchia occupò la striscia di terra lungo la sponda svizzera del lago maggiore sin dal 1869 quando vi giunse Michail Bakunin l’esule russo dimorò solo dal 1873 al 1874 nella villa detta la Baronata. Oltre a Bakunin ,il quale radunò intorno a sé molti anarchici italiani, il Locarnese ospitò regolarmente personaggi rappresentativi dell ‘anarchia europea. I montiveritani vestivano nelle foggie più diverse . Henri Oedenkoven , nel suo perfetto completo di velluto nero , faceva tuttavia la figura dello stravagante in mezzo ai numerosi “Balabiott”, come gli asconesi chiamavano in dialetto i vegetariani e i vegatabilisti , ossia Naturmenschen , che seminudi scendevano in borgo dai ruderi o dalle grotte della montagna. L’intensità di ogni singolo ideale vissuto in questa comunità era tale che la voce si sparse in tutta l’Europa e persino oltremare, mentre negli anni la comunità diventò  nel 1904 con la costruzione della “casa centrale” detta Sanatorium , cioè la clinica- albergo con sale di lettura , un convento laico teosofico ”Fraternitas”, che  risale al 1889 e ne furono gli animatori  il tedesco Franz Hartmann e il locarnese Alfredo Pioda, filosofo, storico e dirigente politico liberale. L’idea antirazionalista, antimetafisica e anticristiana del teosofismo asconese, che sembra rifarsi in parte alla tradizione induista, costituì il fondamento della riforma dell’io. L’io assumeva il posto del dogma. Emil Szittya fu autore di Das Kuriositatenkabinett , Costanza 1923 , in cui descrive le correnti teosofiche rappresentate a Monte Verità. Il Sanatorium ha rappresentato  per gli ospiti occasionali una scuola di vita per teosofi, riformatori, anarchici, comunisti, psicoanalisti, seguiti da personalità letterarie, scrittori, poeti, artisti e alla fine emigrati di entrambe le guerre mondiali: Raphael Friedeberg, il Principe Peter Kropotkin, Erich Mühsam che definì Ascona “la repubblica dei senza patria”, Otto Gross il quale progettò una “Scuola per la liberazione dell’umanità”, August Bebel, Karl Kautsky, Otto Braun, forse anche Lenin e Trotzki, Hermann Hesse, la contessa Franziska zu Reventlow, Else Lasker-Schüler, D.H. Lawrence, Rudolf von Laban, Mary Wigman, Isadora Duncan, Hugo Ball, Hans Arp, Hans Richter, Marianne von Werefkin, Alexej von Jawlensky, Arthur Segal, El Lissitzky , Carl Gustav Jung, Erich Maria Remarque , Joyce, Filippo Franzoni e molti altri.  L’esperienza asconese, tuttavia, continuò pur assumendo forme diverse e tentando vie nuove: nel 1913 prese avviò la riforma del corpo con il ballerino Rudolf Laban, che attuò la danza naturale espressiva (nel 1927 verrà costruito il teatro S. Materno a Locarno, Charlotte Bara ma anche Isadora Duncan e Mary Wigmann furono a Monte Verità.                                      Il Monte Verità è comunque anche una testimonianza ben conservata della storia dell’architettura in un parco naturale,  dalla capanna di Adamo al Bauhaus. L’ideologia dei primi insediatori richiedeva delle spartane abitazioni in legno tipo chalet con molta luce, aria e scarse comodità. La  Casa Anatta (“concetto buddhista del non sè”) come residenza e luogo di rappresentanza in stile teosofico con angoli arrotondati ovunque, doppi muri in legno, porte scorrevoli, soffitti a volta e enormi finestre con vista sul paesaggio come suprema opera d’arte, un ampio tetto piatto e una terrazza per bagni di sole. Nel locale principale di questo edificio Mary Wigman danzò, Bebel, Kautsky e Martin Buber discussero, Ida Hofmann suonò Wagner e la comunità tenne le sue riunioni. Nel 1926 il Barone von der Heydt trasformò Casa Anatta in una residenza privata e la decorò con la sua collezione di arte africana, indiana e cinese, ora al Museo Rietberg, e con una collezione di maschere di carnevale svizzere, ora a Washington. Dopo la morte del Barone, avvenuta nel 1964, Casa Anatta, descritta dal teorico dell’architettura Siegfried Giedion nel 1929 come un perfetto esempio di “abitazione liberata”, cadde in disuso e in rovina. Nel 1909 l’architetto torinese Anselmo Secondo costruì la Villa Semiramis come casa degli ospiti e albergo. La villa, aggrappata alla montagna, presenta molte caratteristiche architettoniche dello “Jugendstil” piemontese.L’arrivo del Barone sulla collina segnò l’avvento dell’architettura moderna in Ticino. Il mandato originario per la costruzione di un albergo nel caratteristico stile razionale e funzionale del Bauhaus fu attribuito a Mies van der Rohe e fu poi eseguito da Emil Fahrenkamp, costruttore dell’edificio Shell a Berlino e successivamente progettista dell’acciaieria Rhein. Come Casa Anatta, l’albergo è costruito contro la parete rocciosa, con elementi semplici, chiaramente riconoscibili e suites con mobilio Bauhaus, salotti e corridoi ariosi e ben congegnati, manufatti in metallo pensati fin nel minimo dettaglio. Grazie alla costruzione dell’albergo, maestri del Bauhaus come Gropius, Albers, Bayer, Breuer, Feiniger, Schlemmer, Schawinksy e Moholy-Nagy visitarono Ascona e il Monte Verità e scoprirono quanto Ise Gropius formulò in questo modo nel 1978: “Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…”.